Museo delle Terre Nuove | Sala 4 - Le Terre Nuove in Toscana - Museo delle Terre Nuove
Il grande tappeto presente nella sala raffigura il progetto di Castel San Giovanni attribuito ad Arnolfo di Cambio.
museo valdarno, musei arezzo, museo arezzo, musei del valdarno, musei toscani, museo toscana, musei toscana, museo delle terre nuove, museo san giovanni valdarno, san giovanni valdarno, palazzo d'arnolfo, comune di san giovanni valdarno, musei rurali toscani, musei italiani
21811
single,single-portfolio_page,postid-21811,,select-theme-ver-2.3,wpb-js-composer js-comp-ver-4.5.3,vc_responsive
 

Sala 4

LE TERRE NUOVE IN TOSCANA

Il grande tappeto presente nella sala raffigura il progetto di Castel San Giovanni attribuito ad Arnolfo di Cambio.
L’accuratezza dedicata alla realizzazione di una pianta proporzionatamente perfetta fa pensare proprio a lui in quanto nello stesso anno, il 1299, a Firenze egli supervisionava la costruzione di Palazzo Vecchio. Le pareti della sala riportano vedute aeree delle principali Terre Nuove toscane.

Approfondimenti


LA CRESCITA DEMOGRAFICA E IL CONTROLLO DEL TERRITORIO

Nell’ultimo ventennio del XII secolo, la Toscana si trovava ancora in una situazione politica fluida dove convivevano poteri diversi. Le città, in pieno incremento demografico, attraversavano una fase di crescente sviluppo economico e sociale mentre il loro potere politico andava sempre più definendosi. Al contempo, però, si stavano delineando anche altri centri di aggregazione e potere antagonisti a quelli cittadini, come le signorie rurali, che in Toscana si svilupparono con maggiore lentezza rispetto ad altre aree della Penisola raggiungendo una piena espressione solo alla fine del XII secolo.
In effetti, tra le nuove fondazioni, le più antiche furono a carico proprio dei poteri signorili - laici ed ecclesiastici - e nacquero tra la metà del XII e la metà del XIII secolo nel tentativo di arginare l’espansione delle città verso il contado circostante.
In Toscana, insomma, almeno a partire dalla metà del XII secolo si assistette alla nascita di nuove fondazioni urbane per iniziativa di famiglie signorili, poteri vescovili, abbazie.
Come sarebbe poi accaduto per le Terre Nuove, le motivazioni che condussero al fenomeno delle nuove fondazioni erano molteplici. Centri come Monteriggioni, Cigliano, Tizzana, Incisa - sorti quasi esclusivamente per ragioni strategico-militari - furono minoritari, poiché le nuove fondazioni nascevano soprattutto per un più efficace controllo del territorio, in termini politici ed economici: alcuni centri sorsero infatti su importanti assi di comunicazione (come Albiano o Serravalle), altri per consolidare il dominio in zone di confine (come Bientina, Pontedera, Castelfranco, Paganico) o in zone recentemente conquistate a poteri antagonisti (come Pietrasanta, Camaiore, Casaglia). A volte si trattava di fondazioni di matrice signorile, per sottrarre popolazione ad altri signori concorrenti (sono i casi di San Terenzo, Pulica, Stadano, Marciaso, Bientina) o per arginare l’espandersi dei poteri cittadini limitrofi (Figline, Poggio Bonizio, Semifonte); altre volte il fine era quello di rafforzare una giurisdizione già esistente, soprattutto in momenti in cui tale potere sembrava andare esaurendosi (come Castelnuovo dell’Abate o Abbadia San Salvatore). In qualche caso, dai documenti emerge anche il ruolo delle comunità e delle élites locali che incoraggiarono il sorgere di nuovi centri rinegoziando con i signori le condizioni della propria permanenza sul luogo (basti ricordare Sarzana, Gambassi, Avenza). Svariati centri nacquero per ragioni economiche in aree strategiche per lo sviluppo dei commerci (Villafranca, Montevarchi, Camaiore, Pietrasanta, Poggio Bonizio, Semifonte) o per lo sfruttamento delle risorse agricole (Belforte, Radicondoli, Figline) e minerarie (Gerfalco, Montecastelli).
(Il testo è tratto dalla guida del museo, a cura di Claudia Tripodi e Valentina Zucchi, Sagep, 2024)